Il nome è noto a tutti. Altroconsumo da anni è impegnata nelle campagne di sensibilizzazione per aiutare gli italiani nella scelta consapevole al momento dell’acquisto dei prodotti. E anche in occasione del Natale, ben sapendo che si spenderanno molti soldi per il ceninece per il pranzo, ha deciso di fornire consigli utili per valutare la qualità di un panettone.
Poche regole, chiare per tutti, affinché anche i non addetti ai lavori possano essere in grado di non sbagliare.
1 – il panettone deve presentare una cupola ben sviluppata che sovrasta l’involucro di carta (pirottino), ma non deborda eccessivamente da esso, facendo assumere al dolce la forma di fungo; la crosta deve essere ben compatta e di colore uniforme e non bruciacchiata; il pirottino deve essere di preferenza rigido, in modo da sostenere meglio il panettone e proteggerlo da eventuali affossamenti;
2 – la scarpatura, cioè il tipico taglio a croce sulla cupola del panettone non è solo un accessorio estetico: un’incisione corretta aiuta l’impasto a gonfiarsi e a cuocere in modo uniforme, lasciandolo morbido, leggero e più aromatico;
3- al taglio il panettone deve risultare soffice, senza difetti evidenti (buchi nella pasta, fondo bruciacchiato); il colore della pasta deve apparire giallo: più intenso è tale colore, maggiore è la quantità di tuorlo utilizzata per l’impasto; gli alveoli, cioè i fori che si formano nell’impasto di un panettone, devono essere grandi e soprattutto non omogenei (un’alveolatura più fine e compatta è invece tipica del pandoro);
4 – canditi e uvetta sono forse la caratteristica principale del panettone: più ce ne sono in superficie, più ne troverai anche nell’impasto. La loro distribuzione deve essere uniforme. I canditi devono essere di buona qualità (non piccoli e duri) e ci deve essere anche il cedro, più pregiato dell’arancia;
5 – aroma e gusto devono essere quelli caratteristici delle paste acide lievitate: quando invece il sapore è alterato, spesso è dovuto all’eccessiva cottura che rende la parte esterna troppo amara, e alla scarsa qualità dell’uvetta, che può risultare a volte troppo acida.

















